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Mutui, perché non c’è correlazione tra spread Btp/Bund ed Euribor.

Esiste una correlazione diretta tra spread BTp-Bund ed Euribor?

Negli ultimi giorni lo spread è al centro di ogni discussione politica ed economica. All’interno di questi dibattiti molti dei commentatori di turno si sono espressi sul fatto che l’aumento dello spread farà aumentare anche il parametro di riferimento dei tassi variabili dei mutui, vale a dire l’euribor, mettendo in allarme non pochi cittadini: ma esiste una correlazione diretta tra spread btp/bund ed euribor?

Non sarà mica che in momenti di turbolenza finanziaria si cada fin troppo facilmente in allarmismi gratuiti, un po’ per poca conoscenza da parte di alcuni commentatori e giornalisti, un po’ per propaganda politica?

Dallo scorso maggio, vale a dire da quando si è insediato il nuovo governo, lo spread BTp-Bund ha avuto oscillazioni in positivo estremamente marcate. A inizio maggio quotava 120 punti, mentre nel momento in cui scrivo, siamo ampiamente sopra ai 300 punti, come non accadeva dal 2013.

Questo stato di cose, unito ad una informazione poco attenta, ha innescato un forte senso di panico in tutti i titolari di mutui. Il timore del risparmiatore titolare di un mutuo è che ci si veda aumentare da un momento all’altro la rata pagata mensilmente con conseguente aggravio sul budget familiare.

Naturalmente va fatta una prima distinzione tra mutui a tasso variabile ed a tasso fisso. La distinzione è fondamentale per identificare quali siano quelli con un rischio reale di un aumento della rata in caso di crescita dell’euribor. Questo perché i mutui agganciati ad un tasso fisso hanno la rata bloccata per tutta la loro durata a prescindere da cosa succeda nei mercati.

Caso diverso per l’universo dei mutui a tasso variabile.

In molti sono convinti che esista una correlazione tra le tensioni finanziarie nell’eurozona (che possono far salire lo spread BTp-Bund) e l’andamento degli indici Euribor (il parametro di riferimento delle rate dei mutui a tasso variabile).

Quindi se i titolari dei mutui a tasso fisso possono dormire tra due guanciali, coloro i quali hanno un mutuo a tasso variabile possono considerarsi altrettanto tranquilli?

La risposta è, come al solito: dipende!

Se il timore di una ripresa dell’euribor si pensi sia scatenata dalla ripresa dello spread possiamo sicuramente affermare che una relazione diretta non esiste!

grafico spreat euribor

Il grafico che trovi allegato al post (fonte il Sole24ore), evidenzia un periodo piuttosto ampio di tempo, gli ultimi tre anni. In questo periodo di tempo gli indici Euribor, non solo non sono saliti, nonostante una ripresa della spread ma addirittura sono sconfinati in territorio negativo.

L’Euribor a 1 mese è a -0,37%, quello a 3 mesi a -0,32%. Questi valori sono fermi da diverso tempo e non hanno assolutamente risentito della volatilità dello spread tra BTp-Bund degli ultimi mesi.

Il grafico prova quindi che la correlazione tra spread ed Euribor non esiste.

Quindi se lo spread BTp-Bund sale chi oggi sta pagando un mutuo a tasso variabile non vedrà aumentare la propria rata.

Anzi, paradossalmente, potrebbe essere vero l’esatto contrario.

Perché se lo spread dovesse salire ulteriormente e la tensione dovesse contagiare anche altri Paesi dell’Eurozona al punto da compromettere la crescita economica, sarebbe ragionevole supporre che la Bce tenderà a rimandare i tempi di un rialzo dei tassi.

Un eventuale e soprattutto non auspicato scenario di allarme sul mercato obbligazionario, potrebbe addirittura contribuire a mantenere basso l’Euribor per ancora più tempo, prolungando quindi la situazione di estremo vantaggio che stanno vivendo da diversi anni i titolari di mutui a tasso variabile che continueranno ancora a pagare rate composte da “spread del mutuo” ridotto del tasso euribor perché ad oggi è negativo.

Quindi allo stato attuale delle cose la correlazione tra i due valori non c’è e soprattutto non ha un legame logico perché i fattori che possono spingere in alto il valore dell’euribor sono fondamentalmente due:

il primo nel caso in cui la Bce dovesse decidere di rialzare i tassi relativi all’andamento del costo del denaro (le stime indicano un leggero rialzo di 10 centesimi del tasso sui depositi a settembre 2019);

il secondo nel caso si dovesse ripetere una  crisi di fiducia tra banche che non si fidano a prestarsi liquidità tra di loro nel mercato interbancario (è successo nel 2008, ma ad oggi può essere facilmente escluso perché esiste un’abbondanza di liquidità interbancaria ed è questa la ragione per cui i tassi sono negativi).

L’unico effetto che può avere lo spread BTp-Bund in un prossimo futuro è quello di spingere le banche ad aumentare i costi dei “nuovi” mutui (ma non di quelli in essere). Questo perché un aumento prolungato dei tassi obbligazionari può impattare sul costo di raccolta del denaro delle banche e sulla gestione della tesoreria.

Ma qui siamo ancora nel campo delle ipotesi.

Infatti da maggio, da quando lo spread BTp-Bund è passato da 120 a oltre 300 , gli spread sui nuovi mutui non sono stati modificati ma sono posizionati sui minimi storici.

Ciò che possiamo sicuramente affermare è che lo spread BTp-Bund non impatti sull’Euribor (e quindi sui mutui a tasso variabile in essere).

Potrebbe in futuro impattare sul costo dei nuovi mutui. Rimane il fatto che chi stipula un nuovo mutuo oggi lo fa comunque ancora ai minimi storici.

A presto.

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